C’erano una volta una torre, una terrazza e un sacco di musica
In un piccolo borgo toscano, dove il tempo sembra camminare piano, una terrazza si apre tra le pietre antiche, le voci si intrecciano, la musica prende forma: Tegoleto si prepara a raccontarsi. Tra la facciata di una vecchia pieve romanica e l’ombra lunga della torre medievale, nasce un festival che non cerca il rumore, ma la presenza.
Il festival riofest non è solo un evento: è un film che si vive a occhi aperti, una festa che assomiglia a un sogno in un paese che, per una notte, torna bambino.
Un palco, una piazza, e tutto intorno la voglia di stare insieme.
Come è nato riofest

Rio Chiassobuio è il piccolo corso d’acqua che scorre sotto la location del festival: nascosto e dimenticato, continua a fluire imperterrito, come un battito sommerso.
Il festival si ispira a questa immagine, una forza silenziosa (per ora), pronta a riemergere sotto forma di musica, arte e libertà: un flow che trasporta emozioni, ricordi e voglia di esprimersi.
“love love love”
Nello stesso spazio dove per anni si è svolta la festa paesana, riofest torna per riportare vita e valore al borgo e alla sua comunità.
Il sottotitolo celebra l’esclamazione di Carlo Verdone nel suo esordio cinematografico “Un sacco bello” (1980) dove, nei panni di un giovane hippie convinto dell’amore libero, descrive l’incontro con un uomo vestito di bianco “dal cui volto splende una luce un sacco strana”, a cui chiede “Maestro che cosa vuoi che io faccia per te?” e lui risponde “love love love”.
